Perdere una persona cara in un incidente stradale è una delle esperienze più devastanti che esistano. Questa guida non pretende di alleviare quel peso — ma si propone di rispondere con chiarezza alle domande pratiche e legali che, presto o tardi, ogni famiglia si trova a dover affrontare.
Nelle settimane e nei mesi che seguono la perdita, molte famiglie si trovano a dover fare i conti con una realtà burocratica e assicurativa che nessuno ha insegnato loro ad affrontare. Chi ha diritto al risarcimento? Cosa si può chiedere? Quanto spetta? Entro quando bisogna agire?
Queste non sono domande secondarie. Sono domande legittime, che riguardano la tutela concreta dei diritti di persone che hanno già subito un torto gravissimo. Rispondervi in modo chiaro è il primo servizio che possiamo offrire.
Questa è la guida più completa disponibile in italiano sul risarcimento danni da incidente stradale mortale. Copre ogni aspetto: chi ha diritto, le voci di danno, gli importi orientativi aggiornati al 2025, l'iter pratico, i termini di prescrizione e gli errori da evitare. Se hai bisogno di una risposta immediata su un aspetto specifico, usa l'indice qui sotto.
In questa guida
- Chi ha diritto al risarcimento dopo un incidente stradale mortale
- Le due azioni risarcitorie: iure proprio e iure hereditatis
- Il danno da perdita parentale: la voce principale per i familiari
- Il danno biologico terminale e il danno catastrofale
- Quanto spetta concretamente: importi orientativi 2025
- L'iter pratico: dalla denuncia alla liquidazione
- La prescrizione: i termini per i familiari e per gli eredi
- Gli errori che riducono o azzerano il risarcimento dei familiari
- Come lavoriamo nei casi di incidente mortale
Chi ha diritto al risarcimento dopo un incidente stradale mortale
La legge italiana riconosce il diritto al risarcimento a una cerchia di soggetti definita in base al rapporto con la vittima. Non tutti i soggetti hanno gli stessi diritti, né le stesse voci di danno. Comprendere questa distinzione è il primo passo per orientarsi correttamente.
I soggetti legittimati
| Soggetto | Fondamento | Voci di danno principali | Note |
|---|---|---|---|
| Coniuge / unito civile | Rapporto familiare diretto | Danno da perdita parentale, danno morale, lucro cessante | Anche se separato, il diritto persiste se il rapporto affettivo era mantenuto |
| Figli (anche adottivi) | Rapporto familiare diretto | Danno da perdita parentale, danno morale | Figli minori e conviventi tendono ad ottenere importi più elevati |
| Genitori | Rapporto familiare diretto | Danno da perdita parentale, danno morale | Anche genitori anziani, purché dimostrino il vincolo affettivo |
| Fratelli e sorelle | Rapporto familiare di secondo grado | Danno da perdita parentale (importi inferiori), danno morale | Importi significativamente più bassi rispetto ai rapporti di primo grado |
| Convivente di fatto | L. 76/2016 (Legge Cirinnà) | Danno da perdita parentale, danno morale | Richiede prova della convivenza stabile (residenza anagrafica, dichiarazione anagrafica) |
| Eredi (in quanto tali) | Successione ereditaria | Danno biologico e morale della vittima trasmesso iure hereditatis | Solo per il danno maturato dalla vittima prima del decesso |
Un punto importante: il diritto al risarcimento dei familiari superstiti (iure proprio) e il diritto degli eredi a ereditare il credito risarcitorio della vittima (iure hereditatis) sono due cose distinte. Possono coincidere nella stessa persona — ad esempio il figlio che è anche erede — ma seguono regole diverse e non si confondono tra loro.
Il convivente di fatto dopo la Legge Cirinnà
Prima del 2016, il convivente di fatto non coniugato si trovava in una posizione giuridica incerta, dipendente dalle interpretazioni caso per caso della giurisprudenza. La Legge 20 maggio 2016, n. 76 ha chiarito il quadro: il convivente di fatto — la persona che condivide stabilmente la vita con la vittima, indipendentemente dal matrimonio — ha diritto al risarcimento del danno non patrimoniale alla stregua del coniuge. La prova della convivenza stabile si ottiene tipicamente con la residenza anagrafica comune o con la dichiarazione di convivenza agli uffici comunali.
I soggetti esclusi
Non hanno diritto al risarcimento del danno da perdita del rapporto parentale i soggetti con vincolo parentale molto lontano (zii, cugini, nipoti in senso stretto) in assenza di convivenza o di un rapporto affettivo particolarmente intenso e documentato. La giurisprudenza ammette eccezioni, ma richiedono prove concrete e specifiche che è difficile costruire a posteriori.
Le due azioni risarcitorie: iure proprio e iure hereditatis
Questa distinzione è il fondamento tecnico dell'intera materia. Comprenderla è indispensabile per sapere cosa si può chiedere e come.
L'azione iure proprio: il danno diretto dei familiari
L'azione iure proprio è quella esercitata dai familiari in nome proprio, per il danno che loro stessi hanno subito a causa della perdita della persona cara. Non dipende dall'eredità: il familiare la esercita come titolare autonomo del diritto.
Comprende:
- Il danno da perdita del rapporto parentale (la voce principale)
- Il danno morale soggettivo dei familiari superstiti — la sofferenza, il lutto, il trauma psicologico
- Il danno patrimoniale dei familiari che dipendevano economicamente dalla vittima (mancato apporto al bilancio familiare, perdita di contributi in natura come cure dei figli o lavoro domestico)
Questo diritto appartiene direttamente al familiare. Non è patrimonio della vittima, non fa parte dell'eredità, e non viene meno se il familiare rinuncia all'eredità. È un diritto proprio, che nasce con il sinistro.
L'azione iure hereditatis: il danno ereditato dalla vittima
L'azione iure hereditatis è quella esercitata dagli eredi per far valere i diritti risarcitori che erano già maturati in capo alla vittima prima del decesso — e che si trasmettono per successione.
Comprende:
- Il danno biologico della vittima (se è sopravvissuta un certo periodo in condizioni di inabilità)
- Il danno morale della vittima per le sofferenze patite prima della morte
- Il danno biologico terminale o catastrofale, in casi specifici (vedi sezione 4)
- Le spese mediche sostenute dalla vittima prima del decesso
Questo diritto dipende dall'accettazione dell'eredità. Chi rinuncia all'eredità non può esercitare l'azione iure hereditatis — ma conserva intatto il suo diritto iure proprio.
Cumulabilità delle due azioni
Le due azioni sono autonome e cumulabili: la stessa persona può esercitarle entrambe. Un figlio, ad esempio, può chiedere sia il risarcimento del proprio dolore per la perdita del genitore (iure proprio), sia il risarcimento delle sofferenze e del danno biologico che il genitore aveva accumulato prima di morire (iure hereditatis, in quanto erede). Per un approfondimento sul solo profilo ereditario, consulta l'articolo dedicato su iure hereditatis: il risarcimento trasmesso agli eredi.
Il danno da perdita parentale: la voce principale per i familiari
Il danno da perdita del rapporto parentale — chiamato anche danno da perdita del congiunto — è la voce di danno più rilevante per i familiari superstiti. Risarcisce la privazione definitiva del legame affettivo, relazionale e di vita condivisa con la persona scomparsa.
Il fondamento giuridico
Il fondamento normativo è nell'art. 2059 del Codice Civile, come interpretato dalle Sezioni Unite della Corte di Cassazione con la sentenza n. 26972/2008. La Cassazione ha chiarito che il danno non patrimoniale da perdita del congiunto è risarcibile in modo autonomo e pieno, come componente del danno non patrimoniale unitario.
Le Sezioni Unite hanno anche definito i criteri di liquidazione: il giudice deve muovere dalle tabelle di riferimento (oggi le Tabelle del Tribunale di Milano 2024) e poi personalizzare l'importo in base alle specifiche circostanze del caso concreto.
Cosa si prova per ottenere il risarcimento
Il danno da perdita parentale non è automatico: va provato, anche se con una certa flessibilità rispetto alle normali prove civili. La Cassazione ammette la prova per presunzioni — cioè il fatto notorio che il coniuge, il figlio o il genitore subiscano un dolore profondo per la perdita — ma questo non basta sempre per ottenere l'importo massimo. La personalizzazione al rialzo richiede elementi concreti:
- Convivenza con la vittima al momento del decesso
- Rapporto quotidiano documentato (messaggi, fotografie, testimonianze)
- Dipendenza affettiva o assistenziale particolarmente intensa
- Ripercussioni documentate sulla vita del superstite (percorso psicologico, cambiamento delle abitudini di vita, disagio lavorativo)
- Circostanze aggravanti del sinistro (vittima giovane, genitore di figli piccoli, unico sostegno economico della famiglia)
Differenza con il danno morale
Il danno da perdita parentale e il danno morale sono componenti distinte del danno non patrimoniale. Il danno morale riguarda la sofferenza psicologica interna — il dolore acuto, il lutto, l'angoscia. Il danno da perdita parentale riguarda la privazione del rapporto nella sua dimensione esistenziale e relazionale — la perdita della presenza fisica, delle abitudini condivise, del supporto reciproco, della prospettiva di vita comune. Nella pratica liquidativa vengono spesso valutati insieme, ma è corretto tenerli distinti in sede di richiesta.
Il danno biologico terminale e il danno catastrofale
Questa è la sezione più tecnica della guida, ma anche quella con le implicazioni pratiche più significative nei casi in cui la vittima non sia morta nell'immediato.
Quando si pone il problema
Non tutti gli incidenti mortali causano la morte istantanea. In molti casi la vittima sopravvive per ore, giorni o settimane prima di decedere. In questi casi matura, in capo alla vittima stessa, un danno biologico per il periodo di sopravvivenza — danno che poi si trasmette agli eredi iure hereditatis.
Il danno biologico terminale
Il danno biologico terminale è il danno all'integrità psicofisica subito dalla vittima nel periodo compreso tra il sinistro e il decesso, quando si tratta di un periodo sufficientemente lungo da essere apprezzabile (in genere, secondo la giurisprudenza dominante, non inferiore a qualche giorno di sopravvivenza cosciente).
Non viene calcolato con le tabelle ordinarie dell'invalidità permanente — perché la vittima non avrà postumi permanenti — ma viene liquidato in via equitativa, tenendo conto della durata della sopravvivenza, delle condizioni cliniche e del grado di sofferenza. La Cassazione ha sviluppato criteri specifici per questa liquidazione.
Il danno catastrofale
Il danno catastrofale — riconosciuto dalla Cassazione con le sentenze gemelle del 2008 e consolidato dalla giurisprudenza successiva — è il danno subito dalla vittima che, pur nell'imminenza della morte, percepisce lucidamente la propria condizione e la certezza o alta probabilità del decesso. È la paura della morte imminente, vissuta in modo cosciente.
Questo danno è risarcibile autonomamente rispetto al danno biologico terminale, ed è trasmissibile agli eredi. La prova richiede che la vittima fosse cosciente per un periodo apprezzabile dopo il sinistro — un elemento che si desume dalla cartella clinica e dagli atti medici.
Perché queste voci sono spesso trascurate
Danno biologico terminale e danno catastrofale vengono quasi sempre ignorati nella prima offerta delle compagnie assicurative. Non perché non spettino, ma perché richiedono un'analisi specifica della cartella clinica della vittima e una costruzione tecnica della richiesta che va al di là della prassi liquidativa ordinaria. Solo uno studio con esperienza nelle pratiche mortali è in grado di valorizzarle correttamente.
Per approfondire il profilo del danno trasmesso agli eredi, leggi anche iure hereditatis: il risarcimento trasmesso agli eredi.
Quanto spetta concretamente: importi orientativi 2025
La domanda più diretta — e quella a cui pochissimi siti danno una risposta chiara. Gli importi che seguono sono orientativi, basati sulle Tabelle del Tribunale di Milano 2024 per il danno da perdita del rapporto parentale. Ogni caso è personalizzato: questi sono i valori di riferimento da cui parte la liquidazione, non massimali fissi.
Danno da perdita del rapporto parentale — Tabelle di Milano 2024
| Relazione con la vittima | Fascia minima orientativa | Fascia massima orientativa | Fattori che incidono sul quantum |
|---|---|---|---|
| Coniuge / unito civile | € 168.000 | € 336.000 | Convivenza, durata del matrimonio, presenza di figli, dipendenza economica |
| Figlio (per morte del genitore) | € 168.000 | € 336.000 | Età del figlio, convivenza, dipendenza economica, presenza dell'altro genitore |
| Genitore (per morte del figlio) | € 168.000 | € 336.000 | Età del figlio, convivenza, unicità del figlio, rapporto quotidiano documentato |
| Fratello / sorella | € 26.000 | € 157.000 | Convivenza, rapporto affettivo documentato, unicità del legame familiare |
| Convivente di fatto | € 84.000 | € 252.000 | Durata della convivenza, prova anagrafica, eventuale presenza di figli comuni |
I valori sono orientativi e derivano dalle Tabelle del Tribunale di Milano 2024. La liquidazione effettiva dipende dalla personalizzazione operata caso per caso in base agli elementi specifici del sinistro e del rapporto familiare. A questi importi si aggiungono le voci di danno accessorie (danno morale soggettivo dei familiari, lucro cessante da dipendenza economica, danno biologico terminale/catastrofale se applicabile).
Il danno morale soggettivo dei familiari
Al danno da perdita parentale si affianca il danno morale soggettivo, che risarcisce la sofferenza psicologica vissuta direttamente dai superstiti. Le Tabelle di Milano lo liquidano come voce autonoma, con importi aggiuntivi che variano in base all'intensità documentata del vissuto del lutto. In presenza di un percorso psicologico o psicoterapeutico avviato in conseguenza della perdita, l'importo aumenta — e le spese del percorso sono a loro volta risarcibili come danno patrimoniale.
Il danno patrimoniale: lucro cessante da dipendenza economica
Quando la vittima era un apportatore di reddito per la famiglia — capofamiglia, genitore che lavorava, coniuge che contribuiva al bilancio domestico — la perdita di quel reddito futuro è un danno patrimoniale risarcibile. Si calcola proiettando il reddito perduto per gli anni di vita lavorativa residua della vittima, attualizzato al momento del sinistro. La documentazione reddituale (CU, dichiarazioni dei redditi, buste paga) è essenziale per valorizzare questa voce.
Per avere un quadro completo delle voci di danno risarcibili e dei criteri di calcolo, leggi anche la guida su calcolo del risarcimento e danni risarcibili.
L'iter pratico: dalla denuncia alla liquidazione
Sapere cosa fare, in quale ordine e con quali documenti è essenziale per non perdere tempo e non compromettere la pratica fin dall'inizio. Ecco la sequenza corretta.
Fase 1 — La denuncia di sinistro (prime settimane)
La denuncia di sinistro va presentata alla compagnia assicurativa del veicolo responsabile entro i termini previsti dalla polizza (di norma tre giorni, ma con effetti pratici piuttosto che decadenza del diritto). Non è necessario aspettare la chiusura del procedimento penale per avviare la pratica civile: le due strade sono parallele e indipendenti.
Fase 2 — La documentazione da raccogliere
Per una pratica da incidente mortale, la documentazione necessaria è più ampia di quella per un sinistro ordinario. Ecco cosa raccogliere:
- Certificato di morte della vittima
- Stato di famiglia aggiornato che attesti i vincoli di parentela dei richiedenti
- Rapporto delle forze dell'ordine intervenute sul luogo del sinistro
- Documentazione medica della vittima (cartella clinica, referti del pronto soccorso, lettera di dimissioni o di decesso) — essenziale per il danno biologico terminale e catastrofale
- Documentazione reddituale della vittima degli ultimi 3-5 anni (CU, dichiarazioni dei redditi) — per il lucro cessante
- Documentazione della convivenza, se rilevante (certificato di residenza, dichiarazione anagrafica)
- Eventuale documentazione del percorso psicologico dei familiari avviato dopo il decesso
- Per i conviventi di fatto: dichiarazione di convivenza o equivalente documentazione anagrafica
Fase 3 — La richiesta formale di risarcimento
La richiesta deve essere inviata per iscritto alla compagnia assicurativa del responsabile con raccomandata A/R o PEC. Deve identificare il sinistro, i soggetti richiedenti, le voci di danno richieste (specificando iure proprio e iure hereditatis separatamente), e va accompagnata dalla documentazione raccolta. Da questa data decorrono i 90 giorni entro cui la compagnia deve formulare un'offerta o comunicare i motivi del diniego.
Per sapere come impostare correttamente la richiesta, consulta la guida su come scrivere la richiesta danni all'assicurazione.
Fase 4 — La valutazione medico-legale (se applicabile)
Se la vittima ha subito lesioni fisiche nel periodo di sopravvivenza prima del decesso, la compagnia nominerà un medico legale per valutare il danno biologico terminale. I familiari hanno il diritto di farsi assistere da un medico legale di parte — che, in questo contesto, lavora sull'analisi della cartella clinica della vittima e non su una visita in vita.
Fase 5 — L'offerta e la trattativa
Ricevuta l'offerta della compagnia, i familiari non sono obbligati ad accettarla. Se l'importo è inadeguato — come accade frequentemente nella prima proposta — si apre una fase di trattativa o, se necessario, di contenzioso. Per valutare se un'offerta è congrua, leggi la guida su cosa fare se l'offerta di risarcimento è bassa.
La prescrizione: i termini per i familiari e per gli eredi
Il diritto al risarcimento non dura per sempre. I termini di prescrizione per le pratiche da incidente mortale presentano alcune specificità che è fondamentale conoscere.
Il termine generale: due anni dalla data del decesso
Per l'azione iure proprio dei familiari, il termine di prescrizione è di due anni dal momento in cui si è verificato il fatto — che, nei casi di decesso non immediato, corrisponde alla data della morte, non alla data dell'incidente. Trascorso questo termine senza atti interruttivi, il diritto si estingue.
I termini autonomi di ogni familiare
Un punto spesso sottovalutato: ogni familiare ha un termine di prescrizione autonomo che decorre separatamente. Un atto interruttivo inviato dal coniuge non interrompe la prescrizione per i figli, e viceversa. Se la famiglia non provvede a interrompere la prescrizione per ogni componente separatamente, rischia di far scadere i diritti di alcuni familiari mentre altri sono ancora tutelati.
La sospensione per procedimento penale
Quando il sinistro ha aperto un procedimento penale (ipotesi di omicidio colposo), la prescrizione civile è sospesa durante il procedimento. Il termine penale per l'omicidio colposo è di sei anni (con possibili raddoppi in presenza di circostanze aggravanti), il che dà ai familiari un orizzonte temporale più ampio per la tutela civile. Attenzione: la sospensione vale solo fino alla definitività della sentenza penale — dopo, il termine civile riprende o inizia a decorrere.
Come interrompere la prescrizione
La prescrizione si interrompe con una raccomandata A/R o una PEC inviata alla compagnia assicurativa del responsabile, contenente la richiesta di risarcimento con l'identificazione del sinistro. Ogni atto interruttivo fa ripartire il termine di due anni. Per approfondire, leggi la guida sulla prescrizione del risarcimento danni da incidente stradale.
Gli errori che riducono o azzerano il risarcimento dei familiari
Nelle pratiche per incidente mortale, gli errori hanno conseguenze irreversibili. Non per scoraggiare, ma per proteggere: questi sono i pattern più frequenti che portano le famiglie a ottenere meno di quanto spettasse loro.
Firmare accettazioni premature o "a saldo e stralcio"
La compagnia può formulare un'offerta relativamente rapida che appare ragionevole, specialmente in un momento di grande fragilità emotiva. Firmare quella proposta con una quietanza liberatoria chiude definitivamente ogni possibilità di richiesta futura, anche per le voci non incluse (danno morale non valutato, danno catastrofale non riconosciuto, lucro cessante non calcolato). Non si firma mai un accordo con la compagnia senza aver verificato con attenzione che copra tutte le voci a cui si ha diritto.
Non agire per conto dei figli minori
I figli minori hanno un diritto al risarcimento autonomo che i genitori esercitano in loro nome. Se il genitore superstite non avvia la pratica per i figli minori — o non interrompe la prescrizione in loro nome — i diritti dei minori si prescrivono (salvo il regime specifico che sospende la prescrizione per i minori fino ai 18 anni). Ogni figlio va tutelato esplicitamente, non automaticamente.
Non documentare il danno da perdita parentale
La personalizzazione al massimo delle tabelle non è automatica: richiede elementi concreti. Fotografie, messaggi, testimonianze, documentazione del percorso psicologico, attestazioni del rapporto quotidiano — tutto ciò che prova la qualità e l'intensità del rapporto con la vittima rafforza la posizione negoziale. Raccogliere questa documentazione nelle fasi successive al decesso, quando la memoria è vivida, è molto più efficace che tentare di ricostruirla anni dopo.
Non attivare la prescrizione per ogni familiare separatamente
Come spiegato nella sezione precedente, i termini di prescrizione sono autonomi per ogni familiare. Un atto interruttivo inviato da uno non copre gli altri. Il risultato, in famiglie numerose non assistite, è che alcuni familiari perdono il diritto mentre altri riescono ancora ad agire.
Ignorare le voci di danno trasmesse iure hereditatis
Se la vittima ha vissuto ore o giorni dopo l'incidente, il danno biologico terminale e il danno catastrofale maturati nel periodo di sopravvivenza si trasmettono agli eredi. Queste voci vengono quasi sempre ignorate nelle prime offerte assicurative — e spesso anche dai familiari non assistiti, che non sanno che esistono.
Per un quadro completo degli errori più frequenti nelle pratiche di risarcimento, leggi anche gli errori comuni che compromettono il risarcimento.
Come lavoriamo nei casi di incidente mortale
Gestiamo ogni aspetto burocratico, documentale e negoziale della pratica — così la famiglia può concentrarsi su ciò che conta davvero, senza dover imparare un sistema complesso in uno dei momenti più difficili della propria vita.
Nei casi di incidente mortale, il nostro intervento comprende:
- Analisi del caso e individuazione di tutti i soggetti aventi diritto al risarcimento, compreso il profilo ereditario
- Raccolta e organizzazione dell'intera documentazione necessaria: atti del sinistro, cartella clinica della vittima, documentazione reddituale, documentazione della parentela e della convivenza
- Valorizzazione del danno biologico terminale e catastrofale attraverso l'analisi specifica della cartella clinica
- Interruzione della prescrizione per ogni familiare avente diritto, nei tempi corretti
- Gestione della richiesta formale e dell'intera trattativa con la compagnia assicurativa
- Contestazione delle offerte inadeguate, con supporto tecnico-legale specializzato
- Nessun costo anticipato: il nostro compenso è riconosciuto solo a esito positivo della pratica
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Domande frequenti
Il convivente di fatto ha diritto al risarcimento dopo un incidente mortale?
Sì. La Legge 76/2016 ha riconosciuto ai conviventi di fatto un diritto autonomo al risarcimento del danno da perdita parentale iure proprio, a condizione che la convivenza stabile sia documentata (residenza anagrafica comune, dichiarazioni dei servizi comunali). Il diritto del convivente è autonomo rispetto a quello del coniuge e degli altri familiari.
Se rinuncio all'eredità perdo anche il diritto al risarcimento?
No. Il diritto al risarcimento iure proprio — che include il danno da perdita parentale e il danno morale — appartiene direttamente al familiare superstite, non alla vittima. Non fa parte dell'eredità e quindi non è influenzato dalla rinuncia ereditaria. Solo il diritto iure hereditatis (che comprende il danno biologico della vittima trasmesso agli eredi) dipende dall'accettazione dell'eredità.
Tutti i figli hanno lo stesso diritto al risarcimento?
In linea di principio sì, ma il quantum può variare in base al rapporto effettivo con il genitore deceduto. Le Tabelle di Milano prevedono una forbice di valori che il giudice o il liquidatore personalizza tenendo conto della qualità del rapporto affettivo, della convivenza o meno con il genitore, dell'età dei figli e della dipendenza economica. Figli conviventi e minorenni tendono a ottenere importi più elevati.
Il risarcimento per incidente mortale è cumulabile con la pensione di reversibilità?
Sì. La pensione di reversibilità INPS è una prestazione previdenziale, mentre il risarcimento danni è una forma di riparazione del torto subito. Le due voci hanno fondamenti giuridici distinti e sono pienamente cumulabili. La compagnia assicurativa non può ridurre l'importo del risarcimento perché il familiare percepisce la reversibilità.
Cosa succede se il responsabile dell'incidente mortale non è assicurato?
I familiari della vittima possono rivolgersi al Fondo di Garanzia Vittime della Strada (FGVS), gestito da CONSAP, che interviene quando il veicolo responsabile non è assicurato o quando il responsabile è rimasto non identificato (pirata della strada). I diritti dei familiari rimangono identici a quelli che avrebbero nei confronti di una normale compagnia assicurativa — cambia solo l'interlocutore.
Quanto dura una pratica di risarcimento per incidente mortale?
La compagnia ha 90 giorni dalla ricezione della richiesta completa di documentazione per formulare un'offerta o comunicare i motivi del diniego, ai sensi dell'art. 148 del Codice delle Assicurazioni Private. Nella pratica, i casi con responsabilità chiara e documentazione completa si chiudono in via stragiudiziale tra i 12 e i 24 mesi. Quando la responsabilità è contestata o il caso richiede il contenzioso giudiziario, i tempi si allungano considerevolmente. Una gestione professionale della pratica riduce i tempi di trattativa e aumenta le probabilità di una soluzione stragiudiziale soddisfacente.
Risorse utili
- Incidente mortale e risarcimento — pagina di servizio
- Iure hereditatis: il risarcimento trasmesso agli eredi
- Sinistro stradale mortale: tempi, prescrizione e passaggi fondamentali
- Prescrizione risarcimento danni da incidente stradale
- Calcolo risarcimento danni e danni risarcibili
- Danno morale, danno biologico e danno esistenziale: differenze pratiche
- Fondo di Garanzia Vittime della Strada: come ottenere il risarcimento
- Art. 2059 Codice Civile — Normattiva
- Art. 148 Codice delle Assicurazioni Private — Normattiva
- Legge 20 maggio 2016, n. 76 (Legge Cirinnà) — Normattiva
- CONSAP — Fondo di Garanzia Vittime della Strada
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